lunedì 16 aprile 2018

Nibiru, ma dove sei?

Citato (o no) più volte nei testi sacri, preso a spunto dai fan dell'Apocalisse a tutti i costi, il famoso e famigerato pianeta Nibiru fa di nuovo capolino solo nelle predizioni dello scrittore David Meade (autore di “Planet X - The 2017 Arrival”), un libro che fissava l’inizio della fine del mondo il 23 settembre del 2017), e che, insieme ad altri seguaci della Fine del Mondo fai da te, stanno di nuovo proponendo un improbabile allineamento planetario a sostegno della catastrofe che si avvicina. 

Nel 2012 ne abbiamo avuto un assaggio importante. Incolpevoli i poveri Maya, i loro calendari sono stati presi a spunto per elaborare una complessa tragedia a base di collisioni planetarie, invero sempre possibili. I pianeti vaganti, ovvero quei pianeti che sfuggono all'orbita dei sistemi stellari, sono realmente esistenti, ma di Nibiru proprio non si vede traccia. Il già citato pianeta è collegato, in qualche modo, ad un evento astronomico:  alla costellazione della Vergine dovrebbero allinearsi Sole e Luna entro aprile. Evento non proprio preciso astronomicamente e comunque neppure lontanamente foriero di cataclismi cosmici.

Di Nibiru parlò soprattutto il compianto Zecharia Sitchin, uno degli esponenti di maggior notorietà della Teoria degli Antichi Astronauti e traduttore di alcune tavolette bronzee di provenienza sumera. 

Secondo la mitologia di quel popolo, l'homo sapiens sarebbe stato creato in laboratorio da alieni chiamati Anunnaki presenti appunto su Nibiru. Comunque, secondo i sumeri, il cielo sarebbe stato diviso in 7 spicchi, ciascuno dedicato a uno dei 7 maggiori Anunnaki, (uno spicchio misurava circa 50 gradi sull'equatore celeste) Con la precessione,  l'equinozio di primavera si sposta nel corso dei secoli lungo l'eclittica, attraversando via via i vari spicchi in cui era diviso il cielo. 

Il passaggio del punto equinoziale da uno spicchio all'altro provocava l'attraversamento di un settore di confine di circa 1,5 gradi, equivalente a circa 3 volte il diametro apparente della Terra proiettata sulla Luna durante un'eclissi. 

Era dunque il sorgere di Nibiru, periodo durante il quale gli dei potevano scendere sulla Terra. Ogni 3600 anni si ripete il passaggio tra uno spicchio di cielo e l'altro, e si avrebbe il ritorno di Nibiru.

Ovviamente, la scienza cattedratica boccia completamente tali teorie senza neppure entrare nel merito della creazione della razza umana da parte degli alieni, come pure ampiamente descritto nella Bibbia cristiana. 

Dal punto di vista astronomico, l'esistenza di Nibiru viene accuratamente smentita da vari esperti, mentre altri la sostengono apertamente.  Secondo altri, Nibiru sarebbe una stella nana bruna, esterna al nostro Sistema Solare.

Ma Nibiru potrebbe essere stata una grande astronave che nel periodo descritto ha visitato la Terra.

Senza alcuna prova documentale, le visioni di profeti, le descrizioni di notabili sumeri, ebrei, egizi ed Hopi sono naturalmente respinte dal materialismo scientifico imperante, ed è anche ovvio che ciò accada. I movimenti di oggetti astronomici al di fuori del sistema Solare sono in realtà assolutamente limitati per la nostra capacità di calcolarli. I nostri sistemi di osservazione e calcolo sono del tutto limitati e peraltro i risultati di tali controlli sono in mano a pochi gestori.

Quel che esiste al di fuori dell'orbita terrestre non è dato di sapere e conoscere con esattezza.  Se Nibiru è una balla, è pari alle balle sparate da Nasa ed Esa. 

Non sappiamo nulla di Nibiru, è vero; sappiamo solo che quel che diffondono le agenzie spaziali è del tutto simile ai culti antichi e alle religioni: dogma di tipo para-scientifico. Un sapere fasullo e parziale. Una vera e propria balla.

Nessuna apocalisse verrà, per il semplice fatto che l'umanità deve continuare a fare il suo lavoro e questa Terra è solo, del resto, un recinto ben organizzato. Più che un film di fantascienza, potremmo citare Galline in Fuga per descrivere quel che stiamo vivendo.

La realtà supera sempre la fantasia più spinta ed audace anche se non lo scrivono i libri.

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