sabato 14 aprile 2018

Cincinnato

La Storia dovrebbe essere maestra di vita e invece viene spessissimo dimenticata e i suoi insegnamenti vanificati. Per dirla come si dice oggi, viene buttata nel cesso. Molte, se non tutte, delle vicende che viviamo, sono state già vissute, in altri termini ma con il medesimo fine, in passato. Spesso, le vicende occorse all'impero più longevo della Storia, l'Impero Romano, sono prese a paradigma. 

E Roma, del resto, non è sempre stata un impero. I suoi primi vagiti come potenza regionale furono espressi dalla Roma repubblicana (il periodo compreso tra il 509 a.C. e il 27 a.C.) dove governava una oligarchia appunto repubblicana. Posteriore, dunque, al periodo della dominazione etrusca sulla città, e la fine delle influenze monarchiche, traghettò Roma da piccola potenza regionale ad essere un vasto stato che sarebbe, poi, diventato un potente impero. Cacciato Tarquinio il Superbo, dunque, la divisione dei poteri vedeva i consoli occuparsi del potere giudiziario e di quello militare; il pontifex maximus amministrava le questioni religiose; edili, censori, questori, tribuni della plebe costituivano le magistrature. Ma un altro pilastro della società romana era rappresentato dalle assemblee popolari che eleggevano i magistrati e votavano le leggi. Tra queste, i comizi centuriati erano composti in base al censo che rendeva determinante il peso delle varie famiglie patrizie. Il Senato, poi, completava l'amministrazione del potere, e dato che era costituito dai patres (capi delle famiglie patrizie) e dagli ex consoli, forniva pareri molto autorevoli alle magistrature e rendeva fattive le indicazioni prese dalle assemblee popolari. 

Come si vede, l'articolazione sociale dell'epoca, nulla aveva da imparare o da rivedere se avesse conosciuto, di fatto, l'estremo strapotere di multinazionali e grande finanza di oggi. Il livello di partecipazione popolare, il sentirsi parte di una città organizzata e fiorente come Roma è solo un malinconico ricordo per la gente di oggi, che vive l'appestato periodo di una democrazia falsa e decadente, per giunta inquinata dalle decisioni prese da una dittatura continentale come la UE. 

Non a caso, Roma sta letteralmente sprofondando e se la gente conoscesse la storia non sopporterebbe tutto questo innegabile sfacelo. Nulla è più deprimente, per una bellissima donna, ricordare da vecchia il periodo nel quale furoreggiava, spezzando mille cuori.  E noi, che siamo davvero spietati, vi parleremo sempre più spesso delle vicende di un passato che dovrebbe insegnare la vita, mentre osserviamo il triste presente.

Nel 458 a.C., mentre il console Lucio Minucio Esquilino Augurino era assediato dagli Equi nel suo accampamento, e l'altro console, Gaio Nauzio Rutilo era lontano per la battaglia contro i Sabini, i Romani dovevano fronteggiare una situazione a dir poco precaria e in simili circostanze cercavano un uomo sapiente e risoluto per nominarlo dittatore.  E chi ti vanno a scegliere, se non Lucio Quinzio Cincinnato (520 a.C. - 437 A c. circa)?

Cincinnato aveva scelto di ritirarsi in campagna e lo andarono a prelevare mentre, tutto sudato, stava coltivando i terreni di famiglia. Quando si dice braccia sottratte all'agricoltura... Probabilmente si dimentica questo episodio.

Ma il patrizio era stato molto contestato a Roma, malvisto dalla plebe a causa dei problemi che aveva vissuto con il figlio, accusato, forse per motivi politici, di un omicidio. Per questi motivi, lui stesso aveva evitato la rielezione a console che i patrizi gli avevano offerto e si era ritirato in campagna. 

La prima dittatura, quindi, fu necessaria per le condizioni contingenti alle vicende militari e Cincinnato tornò a Roma in fretta e furia su una barca noleggiata a spese dello Stato dove lo aspettavano gran parte dei senatori. Altri, evidentemente,  lo consideravano un po' troppo ingombrante. 

Ricorda Livio che la plebe era ugualmente preoccupata dal personaggio che aveva contribuito a scacciare dal potere. Ma Cincinnato non era tipo da perdersi in futili ripicche e in pochissimo tempo radunò l'esercito per condurlo a soccorrere i concittadini che, agli ordini di Lucio Minucio Esquilino Augurino, erano assediati e in grave pericolo. Nella notte, durante la  battaglia del Monte Algido, gli Equi furono battuti e l'accampamento del console liberato. 

Il dittatore, una volta liberato l'esercito che era assediato, distribuì il bottino e le punizioni ai soldati e al console incapace. Il bottino andò ai suoi soldati, Lucio Minucio depose la carica di console e rimase in armi al comando di Quinzio, ai soldati soccorsi non toccò nulla avendo rischiato di essere loro stessi preda. Il comportamento e le decisioni di Cincinnato non furono accolte male, anzi a Lucio Quinzio venne donata una corona d'oro da una libbra.

All'epoca, la carica di dittatore poteva durare fino a sei mesi e nessuno aveva il potere di farlo decadere. Ma lui, dopo, soli sedici giorni ,restituì la carica e tornò ai suoi adorati campi: del resto, gli restavano solo pochi ettari dato che in precedenza, come narrato, si era dovuto liberare delle altre proprietà per pagare chi accampava diritti riguardo il figlio di Cincinnato.

Ma otto anni dopo, le cronache ci fanno ritrovare l'ex console di nuovo a Roma, che, insieme al fratello Tito, si batte contro Appio Claudio, il Decemviro, che invece prevalse nell'agone politico, evitando proprio l'elezione dei due fratelli. Ma 5 anni dopo, a 75 anni suonati, è ancora Cincinnato che si oppone all'azione militare che i consoli di allora volevano proporre contro i Tribuni della plebe.

Passati ancora 6 anni, nel 439 A.c., il fratello Tito Capitolino Barbato, eletto console per la sesta volta, lo chiama al suo fianco nella veste di dittatore: c'era da evitare che Spurio Melio si facesse nominare Re. E sarà Gaio Servilio, nominato da Cincinnato magistrato, ad eliminare, in un modo o nell'altro, il golpista, liberando la Repubblica da un pericolo istituzionale.

Se Tito Livio lo definì "spec unica imperii populi romani", e lui assunse la seconda carica dittatoriale ad oltre 80 anni, di questo politico che amava la semplicità dell'agricoltura, Roma ebbe davvero bisogno. Potete confrontarlo, liberamente, con i politici di oggi. E se non ve ne fate una ragione, evitate di sostenere la gentaglia di oggi, patrizi o plebei che siano. La Storia insegna.

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