lunedì 12 febbraio 2018

Braccialetti o collarini?

Amplificata dalla vergognosa campagna elettorale italiana (oltre che inutile, dato che le decisioni fondamentali sono prese dalla Troika) che illude ancora la popolazione italiana di avere un minimo di partecipazione democratica alla vita del Paese, ecco che torna di moda il grado di schiavizzazione del personale lavorativo. Fabbriche, uffici, aziende, terziario sono coinvolti nel processo di globalizzazione voluto fortemente dalle Elite finanziarie ma anche dalla pessima e nociva amministrazione interna tipica della classe politica nostrana. Gente che ha dimostrato di non saper ideare ed applicare un serio piano industriale e tantomeno energetico. E che, peggio ancora, distribuisce aiuti e bonus a pioggia alle multinazionali invece che sovvenzionare le piccole e medie imprese. 

E il motivo è molto semplice: è più utile essere amici fidati di un colosso piuttosto che di una formica. Solo che i colossi sono prepotenti mentre le formiche hanno una evidente utilità collettiva. Il vero problema, travalica le esigenze e gli appetiti sia di colossi che delle milioni di formiche, e accusa direttamente l'incapacità di una classe dirigente che sapeva intrallazzare abbastanza ai tempi della Prima Repubblica (e, infatti, eravamo la quarta potenza industriale del mondo) ma ora soffre di un congenito complesso d'inferiorità nei confronti del potentato europeo, uno dei tentacoli del NWO. 

Tutto nasce dal debito ovvero l'esposizione del Paese verso le banche straniere usato come una spada di Damocle. Banche che comunque restano banche e noi, Paese. Basterebbe avere una moneta sovrana da stampare, a costo irrisorio, e da svalutare secondo necessità. Invece, prendiamo il denaro dalla BCE al 6% di sconto che ovviamente carichiamo sulla fiscalità generale o su altri debiti. Ecco perché i sacrifici non bastano e non basteranno mai. Il debito non è solo un debito è peggio di mille divisioni armate. Il collarino dei lavoratori è applicato a dovere sull'intero Paese, per colpa dell'ignoranza di molti e di una classe dirigente da incubo. 

Detto questo, ovvero ripetuta l'evidenza dei giorni nostri, non resta che raccomandare ai nostri giovani di cercare o inventarsi un lavoro fuori dai settori tipici dei prestatori d'opera. Le regole pretese dalla globalizzazione e dalla automazione renderanno l'uomo sempre più simile ad una macchina, fintanto che le macchine prevarranno nell'industria e nell'agricoltura. Automazione e robotizzazione già sono in grado di sostituire l'uomo in moltissime fasi produttive. Sarebbe un bel vantaggio, se ciò servisse a ridurre semplicemente l'orario di lavoro a parità di salario. 

E invece i frutti del risparmi finiscono nelle tasche dei piccoli e grandi gruppi e chi lavora resta a secco. Altro problema: non governa, cioè non decide, chi produce, lavora e paga le tasse (si parla dell'80% degli introiti fiscali) ma il restante 20%.

In una economia normale, del resto, le tasse dovrebbero servire esclusivamente a modulare l'inflazione programmata. Uno stato normale e democratico dovrebbe sovvenzionarsi con l'emissione di moneta e non con i prelievi a carico dei cittadini che, in queste condizioni, non spendono e quindi non nutrono il motore interno dei consumi, vitale per qualsiasi economia. Ma queste cose, chi governa e chi si appresta a governare, non ve le dirà mai, perché è il sistema corrente, ormai veramente nocivo e controproducente, che ha creato la catena di comando che continua a proporsi a voi per curare un male da lei stessa provocato.

Lasciateli soli con il loro naturale bisogno di dittatura e negate loro ogni parvenza di democrazia, perché in queste situazioni, da noi, la democrazia non esiste più. Le consultazioni elettorali sono una farsa, come dimostra la Germania. Tirategli in faccia il collarino che vi hanno imposto o sarete ancora e per sempre schiavi. Anzi, sarete lo schiavo che chiama il padrone.

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