giovedì 19 aprile 2018

TWD: finita l'Ottava Stagione, restano i dubbi.

Quando una serie horror dura molto a lungo e gli sceneggiatori compiono l'errore fatale di trasformare una narrazione horror in un racconto intimistico ,accade quel che abbiamo visto in questa Ottava Stagione. Non faremo spoiler e vi avvisiamo che su Wikipedia appare già l'intera trama dell'ultimo episodio, il sedicesimo. 

La conclusione di questa stagione, peraltro, era già stata inserita ,con una scelta veramente singolare, durante la narrazione dei primi episodi. Una sorta di anticipazione in alcuni momenti delle trama. Ma ci sfugge l'utilità pratica di questa scelta. Come resta incomprensibile la direzione dal racconto principale, dove i protagonisti sembrano marionette di sé stessi. E tutto questo per la discutibilissima impostazione narrativa intrapresa già da un paio di stagioni. 

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Neppure si tratti di scavare dentro la psicologia dei personaggi, ma sinceramente descriverne i sentimenti come protagonisti in un mondo spietato come quello che è diventato lo scenario di TWD a circa otto anni dallo scoppio dell'epidemia, ci pare sbagliato e fuorviante. Via via, le puntate che abbiamo visto si sono trasformate in una specie di manuale di psicologia applicata ai film dell'orrore, con i morti vaganti che neanche fanno più paura. ammazza più gente un'influenza cazzuta che un'orda di lentissimi zombie. Senza contare che in un mondo dove per ammazzare un bel po' di gente basta che uno muoia d'infarto nel sonno, è incredibile come la gente dorma serena e tranquilla sia al Santuario che in Alexandria e dintorni. Gli animali selvatici continuano a latitare, ma i cadaveri ambulanti, che dovrebbero essere davvero pochi otto anni dopo l'epidemia principale, ebbene, quelli abbondano ancora. 

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Nessuna trovata alternativa, nessuna invenzione: solo lo scontro tra Rick e Negan. E' davvero poco. Uscirà presto la nona stagione di The Walking Dead e davvero ci chiediamo cosa sapranno inventarsi i responsabili di questa povera, quasi inutile, Ottava Stagione. Possibile che la miglior (nonostante tutto) serie horror degli ultimi anni, debba morire di sbadigli? 

Già a gennaio, la AMC ha deciso di partorire quest'altra stagione. Altri 16 episodi con Angela Kang come nuova showrunner. Non ci saranno più Carl e Morgan, trasferitosi a Fear The Walking Dead. Non si sa se rivredemo Maggie, ovvero Lauren Cohan  (non ha ancora rinnovato il contratto). Ma gli ascolti USA sono stati parimenti tiepidi, e la cosa dimostra che avevamo ragione su tutta la linea. Ma ad ottobre, vedremo la prima di questa Nona Stagione e ne sapremo di più. Come al solito, seguiteci e in anteprima consocerete quel che potrete vedere in Italia. Speriamo bene. 

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lunedì 16 aprile 2018

Nibiru, ma dove sei?

Citato (o no) più volte nei testi sacri, preso a spunto dai fan dell'Apocalisse a tutti i costi, il famoso e famigerato pianeta Nibiru fa di nuovo capolino solo nelle predizioni dello scrittore David Meade (autore di “Planet X - The 2017 Arrival”), un libro che fissava l’inizio della fine del mondo il 23 settembre del 2017), e che, insieme ad altri seguaci della Fine del Mondo fai da te, stanno di nuovo proponendo un improbabile allineamento planetario a sostegno della catastrofe che si avvicina. 

Nel 2012 ne abbiamo avuto un assaggio importante. Incolpevoli i poveri Maya, i loro calendari sono stati presi a spunto per elaborare una complessa tragedia a base di collisioni planetarie, invero sempre possibili. I pianeti vaganti, ovvero quei pianeti che sfuggono all'orbita dei sistemi stellari, sono realmente esistenti, ma di Nibiru proprio non si vede traccia. Il già citato pianeta è collegato, in qualche modo, ad un evento astronomico:  alla costellazione della Vergine dovrebbero allinearsi Sole e Luna entro aprile. Evento non proprio preciso astronomicamente e comunque neppure lontanamente foriero di cataclismi cosmici.

Di Nibiru parlò soprattutto il compianto Zecharia Sitchin, uno degli esponenti di maggior notorietà della Teoria degli Antichi Astronauti e traduttore di alcune tavolette bronzee di provenienza sumera. 

Secondo la mitologia di quel popolo, l'homo sapiens sarebbe stato creato in laboratorio da alieni chiamati Anunnaki presenti appunto su Nibiru. Comunque, secondo i sumeri, il cielo sarebbe stato diviso in 7 spicchi, ciascuno dedicato a uno dei 7 maggiori Anunnaki, (uno spicchio misurava circa 50 gradi sull'equatore celeste) Con la precessione,  l'equinozio di primavera si sposta nel corso dei secoli lungo l'eclittica, attraversando via via i vari spicchi in cui era diviso il cielo. 

Il passaggio del punto equinoziale da uno spicchio all'altro provocava l'attraversamento di un settore di confine di circa 1,5 gradi, equivalente a circa 3 volte il diametro apparente della Terra proiettata sulla Luna durante un'eclissi. 

Era dunque il sorgere di Nibiru, periodo durante il quale gli dei potevano scendere sulla Terra. Ogni 3600 anni si ripete il passaggio tra uno spicchio di cielo e l'altro, e si avrebbe il ritorno di Nibiru.

Ovviamente, la scienza cattedratica boccia completamente tali teorie senza neppure entrare nel merito della creazione della razza umana da parte degli alieni, come pure ampiamente descritto nella Bibbia cristiana. 

Dal punto di vista astronomico, l'esistenza di Nibiru viene accuratamente smentita da vari esperti, mentre altri la sostengono apertamente.  Secondo altri, Nibiru sarebbe una stella nana bruna, esterna al nostro Sistema Solare.

Ma Nibiru potrebbe essere stata una grande astronave che nel periodo descritto ha visitato la Terra.

Senza alcuna prova documentale, le visioni di profeti, le descrizioni di notabili sumeri, ebrei, egizi ed Hopi sono naturalmente respinte dal materialismo scientifico imperante, ed è anche ovvio che ciò accada. I movimenti di oggetti astronomici al di fuori del sistema Solare sono in realtà assolutamente limitati per la nostra capacità di calcolarli. I nostri sistemi di osservazione e calcolo sono del tutto limitati e peraltro i risultati di tali controlli sono in mano a pochi gestori.

Quel che esiste al di fuori dell'orbita terrestre non è dato di sapere e conoscere con esattezza.  Se Nibiru è una balla, è pari alle balle sparate da Nasa ed Esa. 

Non sappiamo nulla di Nibiru, è vero; sappiamo solo che quel che diffondono le agenzie spaziali è del tutto simile ai culti antichi e alle religioni: dogma di tipo para-scientifico. Un sapere fasullo e parziale. Una vera e propria balla.

Nessuna apocalisse verrà, per il semplice fatto che l'umanità deve continuare a fare il suo lavoro e questa Terra è solo, del resto, un recinto ben organizzato. Più che un film di fantascienza, potremmo citare Galline in Fuga per descrivere quel che stiamo vivendo.

La realtà supera sempre la fantasia più spinta ed audace anche se non lo scrivono i libri.

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sabato 14 aprile 2018

Cincinnato

La Storia dovrebbe essere maestra di vita e invece viene spessissimo dimenticata e i suoi insegnamenti vanificati. Per dirla come si dice oggi, viene buttata nel cesso. Molte, se non tutte, delle vicende che viviamo, sono state già vissute, in altri termini ma con il medesimo fine, in passato. Spesso, le vicende occorse all'impero più longevo della Storia, l'Impero Romano, sono prese a paradigma. 

E Roma, del resto, non è sempre stata un impero. I suoi primi vagiti come potenza regionale furono espressi dalla Roma repubblicana (il periodo compreso tra il 509 a.C. e il 27 a.C.) dove governava una oligarchia appunto repubblicana. Posteriore, dunque, al periodo della dominazione etrusca sulla città, e la fine delle influenze monarchiche, traghettò Roma da piccola potenza regionale ad essere un vasto stato che sarebbe, poi, diventato un potente impero. Cacciato Tarquinio il Superbo, dunque, la divisione dei poteri vedeva i consoli occuparsi del potere giudiziario e di quello militare; il pontifex maximus amministrava le questioni religiose; edili, censori, questori, tribuni della plebe costituivano le magistrature. Ma un altro pilastro della società romana era rappresentato dalle assemblee popolari che eleggevano i magistrati e votavano le leggi. Tra queste, i comizi centuriati erano composti in base al censo che rendeva determinante il peso delle varie famiglie patrizie. Il Senato, poi, completava l'amministrazione del potere, e dato che era costituito dai patres (capi delle famiglie patrizie) e dagli ex consoli, forniva pareri molto autorevoli alle magistrature e rendeva fattive le indicazioni prese dalle assemblee popolari. 

Come si vede, l'articolazione sociale dell'epoca, nulla aveva da imparare o da rivedere se avesse conosciuto, di fatto, l'estremo strapotere di multinazionali e grande finanza di oggi. Il livello di partecipazione popolare, il sentirsi parte di una città organizzata e fiorente come Roma è solo un malinconico ricordo per la gente di oggi, che vive l'appestato periodo di una democrazia falsa e decadente, per giunta inquinata dalle decisioni prese da una dittatura continentale come la UE. 

Non a caso, Roma sta letteralmente sprofondando e se la gente conoscesse la storia non sopporterebbe tutto questo innegabile sfacelo. Nulla è più deprimente, per una bellissima donna, ricordare da vecchia il periodo nel quale furoreggiava, spezzando mille cuori.  E noi, che siamo davvero spietati, vi parleremo sempre più spesso delle vicende di un passato che dovrebbe insegnare la vita, mentre osserviamo il triste presente.

Nel 458 a.C., mentre il console Lucio Minucio Esquilino Augurino era assediato dagli Equi nel suo accampamento, e l'altro console, Gaio Nauzio Rutilo era lontano per la battaglia contro i Sabini, i Romani dovevano fronteggiare una situazione a dir poco precaria e in simili circostanze cercavano un uomo sapiente e risoluto per nominarlo dittatore.  E chi ti vanno a scegliere, se non Lucio Quinzio Cincinnato (520 a.C. - 437 A c. circa)?

Cincinnato aveva scelto di ritirarsi in campagna e lo andarono a prelevare mentre, tutto sudato, stava coltivando i terreni di famiglia. Quando si dice braccia sottratte all'agricoltura... Probabilmente si dimentica questo episodio.

Ma il patrizio era stato molto contestato a Roma, malvisto dalla plebe a causa dei problemi che aveva vissuto con il figlio, accusato, forse per motivi politici, di un omicidio. Per questi motivi, lui stesso aveva evitato la rielezione a console che i patrizi gli avevano offerto e si era ritirato in campagna. 

La prima dittatura, quindi, fu necessaria per le condizioni contingenti alle vicende militari e Cincinnato tornò a Roma in fretta e furia su una barca noleggiata a spese dello Stato dove lo aspettavano gran parte dei senatori. Altri, evidentemente,  lo consideravano un po' troppo ingombrante. 

Ricorda Livio che la plebe era ugualmente preoccupata dal personaggio che aveva contribuito a scacciare dal potere. Ma Cincinnato non era tipo da perdersi in futili ripicche e in pochissimo tempo radunò l'esercito per condurlo a soccorrere i concittadini che, agli ordini di Lucio Minucio Esquilino Augurino, erano assediati e in grave pericolo. Nella notte, durante la  battaglia del Monte Algido, gli Equi furono battuti e l'accampamento del console liberato. 

Il dittatore, una volta liberato l'esercito che era assediato, distribuì il bottino e le punizioni ai soldati e al console incapace. Il bottino andò ai suoi soldati, Lucio Minucio depose la carica di console e rimase in armi al comando di Quinzio, ai soldati soccorsi non toccò nulla avendo rischiato di essere loro stessi preda. Il comportamento e le decisioni di Cincinnato non furono accolte male, anzi a Lucio Quinzio venne donata una corona d'oro da una libbra.

All'epoca, la carica di dittatore poteva durare fino a sei mesi e nessuno aveva il potere di farlo decadere. Ma lui, dopo, soli sedici giorni ,restituì la carica e tornò ai suoi adorati campi: del resto, gli restavano solo pochi ettari dato che in precedenza, come narrato, si era dovuto liberare delle altre proprietà per pagare chi accampava diritti riguardo il figlio di Cincinnato.

Ma otto anni dopo, le cronache ci fanno ritrovare l'ex console di nuovo a Roma, che, insieme al fratello Tito, si batte contro Appio Claudio, il Decemviro, che invece prevalse nell'agone politico, evitando proprio l'elezione dei due fratelli. Ma 5 anni dopo, a 75 anni suonati, è ancora Cincinnato che si oppone all'azione militare che i consoli di allora volevano proporre contro i Tribuni della plebe.

Passati ancora 6 anni, nel 439 A.c., il fratello Tito Capitolino Barbato, eletto console per la sesta volta, lo chiama al suo fianco nella veste di dittatore: c'era da evitare che Spurio Melio si facesse nominare Re. E sarà Gaio Servilio, nominato da Cincinnato magistrato, ad eliminare, in un modo o nell'altro, il golpista, liberando la Repubblica da un pericolo istituzionale.

Se Tito Livio lo definì "spec unica imperii populi romani", e lui assunse la seconda carica dittatoriale ad oltre 80 anni, di questo politico che amava la semplicità dell'agricoltura, Roma ebbe davvero bisogno. Potete confrontarlo, liberamente, con i politici di oggi. E se non ve ne fate una ragione, evitate di sostenere la gentaglia di oggi, patrizi o plebei che siano. La Storia insegna.

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mercoledì 11 aprile 2018

The Smiths - "Please, Please, Please, Let Me Get What I Want"

Good times for a change
See, the luck I've had
Can make a good man
Turn bad

So please please please
Let me, let me, let me
Let me get what I want
This time

Haven't had a dream in a long time
See, the life I've had
Can make a good man bad

So for once in my life
Let me get what I want
Lord knows, it would be the first time
Lord knows, it would be the first time

Bei tempi per cambiare
Vedi, la fortuna che ho avuto
Può fare un brav'uomo
Diventa cattivo

Quindi per favore per favore per favore
Lasciami, lasciami, lasciami
Fammi avere ciò che voglio
Questa volta

Non ho fatto un sogno da molto tempo
Vedi, la vita che ho avuto
Può fare un brav'uomo cattivo

Quindi per una volta nella mia vita
Fammi avere ciò che voglio
Dio lo sa, sarebbe la prima volta
Dio lo sa, sarebbe la prima volta

domenica 8 aprile 2018

Retrofilm: Curas zombis en Azul (2013)

Praticamente sconosciuto in Italia, l'horror girato nel 2013 da Osvaldo Sudak era una produzione argentina che si avvaleva della recitazione di Estanislao Pedernera,  Carolina Costas,  Sebastián Ienco,  Ariel Suárez, Mosquito Sancinetto,  Hilda Jaureguiberry,  Juan Chapa Fucci,  Sergio Camarotte. Partendo dalla simbologia cristiana di morte e resurrezione, Sudak ci racconta di una statua del cRisto che inizia a sanguinare durante una cerimonia religiosa all'interno di una strana chiesa.  Ma durante il rito di purificazione, qualcosa va storto e i fedeli sono contaminati dallo stesso sangue colato dalla statua che provoca loro la morte... e la resurrezione in forma di terribili morti viventi ovviamente affamati di carne umana. 

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Ovviamente, da qui in poi, il film ci mostra cosa accade quando questi zombacci argentini si scatenano in città. Il film è un piccolo gioiello di ironia provocatoria e dissacrante, girato con stile un po' anomalo ma divertente, e un ritmo abbastanza sostenuto. L'orrore (abbastanza sfumato) si mischia con la comicità e persino gli assalti dei morti viventi contro gli ignari cittadini sono occasione per sfoggiare una vis comica insospettabile. 

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Ad un certo punto, cantanti e ballerine di un gruppo rock si trovano a doversi barricare all'interno di un locale, circondati dalle orde dei morti viventi che ormai impazzano nella città avvolta dalle tenebre. Ma alcuni di loro, mortalmente feriti, diventano zombie a loro volta, e quindi nessuno può considerarsi al sicuro...
Splatter quasi assente, orrore da fumettone e interpretazioni ridotte al minimo. Disponibile su internet.
Classico passatempo per un pomeriggio divertente sempreché non preferite le tediose trasmissioni televisive a base di quiz sempre uguali, interviste inutili e ballerine annoiate. A ognuno il suo orrore.


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